Se vi dicessi che mentre state tranquilli nelle vostre case nei prossimi sei secondi morirà un bambino, cosa pensereste? Direste ma no, che in fondo esagero. Ed invece è così, morirà, e nelle 24 ore che vanno da stamattina a stanotte ne moriranno altri 26 mila. Che pensereste se vi dicessi che metà di loro muore per fame, e l’altra metà per la malaria o la polmonite, malattie che da voi si curano facilmente? Anche questo è vero, nel Malawi c’è un medico per 50.000 persone e l’acqua è così infetta che il 90% dei bimbi muore per potersi nutrire. Se vi dicessi che l’aspettativa di vita di una bambina in Sierra Leone è di 36 anni, che mi direste? Quella di una giapponese è, pensate un po’, di 85. Cosa pensereste se vi dicessi che questo accade soprattutto a causa delle speculazioni che il resto dei paesi fa a scapito di quelli in via di sviluppo? Cosa pensereste se vi dicessi che impongono barriere doganali all’importazione e fanno si che il valore dei prodotti di quei paesi si deteriori sempre di più a vantaggio esclusivo dei loro prodotti? E cosa pensereste se vi dicessi che nel 1991 si era deciso di stanziare lo 0,70% del Pil dei paesi ricchi a favore dello sviluppo dei poveri e che oggi l’Italia versa solo lo 0,11%? Ve lo dico io. Voi pensereste che non è vero, o che sto sicuramente esagerando. E lo sapete perché? Perché voi non sapete. Voi non conoscete. Nessuno vi fa vedere queste cose, nessuno vi ha mai fornito questi dati. Nessuno vi ha mai detto che in realtà l’agricoltura del mondo sfamerebbe 12 miliardi di persone e cioè il doppio della popolazione mondiale, quando nella realtà non basta per tutti. Nessuno vi ha mai detto che per 50 litri di bioetanolo occorre bruciare 350 kg di mais, quantità necessaria ad un bambino messicano per vivere un intero anno. Nessuno ve l’hai mai detto. Le analisi sulle principali edizioni dei telegiornali Rai e Mediaset hanno confermato che negli ultimi anni c’è stato un calo costante delle notizie sulla fame nel mondo. Nel 2008 la percentuale dei servizi a sfondo umanitario è stata del 6% e di questa solo 6 sono stati quelli dedicati all’Etiopia e nessuno alla coinfezione della HIV e della TBC. In compenso le reti ci stordiscono con le influenze stagionali, con l’aviaria e la pericolosissima influenza A. Pensate che però di influenza A finora sono morte solo 80 persone nel mondo e che a causa della TBC ogni anno ne muoiono 2 milioni. Queste cose non le sapete perché secondo i media rientrano nelle news poco notiziabili, e che in fondo si, tutti sappiamo che le persone muoiono di fame, ma in fondo sono così lontane dal nostro focolaio che ci interessa di più sapere come spendere il nostro denaro in mascherine e disinfettanti gel. La televisione, le radio, il web, nessuno ci parla di queste cose. Eppure sono certa che mentre leggevate le mie parole siete rimasti impressionati, che un po’ vi hanno scioccato. Non sareste umani altrimenti. E allora perché non parlarne? Parliamone, documentiamo, ritagliamo un po’ di spazio tra uno scandalo politico e un gossip per parlare di quel bambino che è morto sei secondi fa. Come fare a parlarne? Medici senza frontiere, per esempio, ha lanciato la campagna adotta una crisi dimenticata, per chiedere a quotidiani e periodici, a trasmissioni radiofoniche e televisive e a testate on line di impegnarsi a parlare di una o più crisi dimenticate nel mondo. Sono già molte quelle che hanno aderito, e numerose saranno le università e scuole di giornalismo coinvolte. Perché siamo noi, giovani futuri divulgatori, che possiamo e dobbiamo fare la differenza. Se la nostra vocazione è sincera non possiamo tirarci indietro, anche a costo di risultare noiosi e campioni delle cause perse. Prima o poi qualcuno ci ascolterà, proprio come mi state ascoltando voi adesso. Noi possiamo non farlo. Stiamo imparando adesso a usare tutti i nostri mezzi ma dobbiamo cambiare qualcosa. Le coordinate e la rotta. Se davvero vogliamo, possiamo.











Quando mi è stato proposto di andare a vedere Bastardi senza Gloria sono rimasta un attimo a pensare. A una prima occhiata non si presentava esattamente come il tipo di film che mi piace andare a guardare il venerdì, dopo una settimana pesante. Troppi spari, credevo. Ma poi mi sono lasciata convincere, se non altro dalla mia passione per il cinema, oltre che dai miei amici. E in quelle due ore o poco più di proiezione ho trovato quello che non pensavo di trovare in quel film. Ho riscoperto la possibilità che il cinema ha di inventare le storie, di stravolgere le verità e di farlo con maestria, sicurezza e humor, proprio come sa fare e ha fatto Quentin Tarantino. È un film in cui diversi generi si alternano e si intrecciano, in cui si riflette e si fa attenzione alle cose reali tramite la finzione e la parodia. È la storia della Francia occupata dai tedeschi nel 1941 e di Shosanna (Mélanie Laurent), un’ebrea che assiste all’ uccisione della propria famiglia per mano del capo delle SS. Miracolosamente riesce a salvarsi rifugiandosi a Parigi, dove cambia vita e diventa padrona di un cinema. Contemporaneamente la pellicola ci rivela la storia di questo gruppo di soldati ebrei, cui capo è Aldo Reine (Brad Pitt), organizzati per il preciso scopo di uccidere nazisti. Si fanno chiamare i bastardi. E, senza saperlo, i bastardi e Shosanna stanno preparando lo stesso piano. Il cinema della giovane infatti ospiterà la proiezione del film orgoglio della nazione, alla quale assisterà lo stesso Hitler in persona e compari al seguito. Shosanna programmerà un incendio dal quale gli spettatori ignari non potranno fuggire e i bastardi si infiltreranno per ucciderli personalmente. E, contrariamente a quanto ci dice la storia, questo è proprio quello che avverrà. Sebbene saranno tutti, o quasi tutti, alla fine a perdere la vita, ognuno di loro avrà raggiunto il suo scopo. E questo in un lieto alternarsi di azione e staticità che ci restituisce una storia di cinema e per il cinema in cui ci è concesso di immaginare e riscrivere la realtà.